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TwittaCinema Archive - Daisy Diamond (2007) Simon Staho


Daisy Diamond - Simon Staho - 2007

Sinossi: Anna ha un solo pensiero e un solo desiderio nella vita: fare l'attrice. Inseguendo il suo sogno si sposta dalla Svezia a Copenhagen, ma il destino ha in riservo per lei qualcosa di diverso. Nonostante lei ce la metta tutta per garantire un'esistenza e un futuro alla figlioletta di 4 anni, non riesce a conciliare la sua aspirazione alla recitazione con il fornire alla bambina un'ambiente sano e sicuro in cui crescere. E le conseguenze saranno fatali.

Movie Rating: (7,1/10)

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TwittaCinema Archive - Nymphomaniac Vol 2 (2013) Lars Von Trier


Nymphomaniac Vol 2 - Lars Von Trier -2013

Sinossi: la sera di un freddo inverno, il vecchio Seligman, scapolo affascinante, trova Joe percossa e tumefatta in un vicolo. La porta nel suo appartamento dove si prende cura delle sue ferite mentre lei gli racconta la sua vita autodefinendosi ninfomane. Seligman ascolta con attenzione Joe che, nel corso di otto capitoli, racconta la lussuriosa e avventurosa storia della sua esistenza, ricca di relazioni e incidenti di percorso.  

Movie Rating: (6,6/10)

TwittaCinema Archive - Nymphomaniac Vol 1 (2013) Lars Von Trier


Nymphomaniac Vol 1 - Lars Von Trier - 2013

Sinossi: la sera di un freddo inverno, il vecchio Seligman, scapolo affascinante, trova Joe percossa e tumefatta in un vicolo. La porta nel suo appartamento dove si prende cura delle sue ferite mentre lei gli racconta la sua vita autodefinendosi ninfomane. Seligman ascolta con attenzione Joe che, nel corso di otto capitoli, racconta la lussuriosa e avventurosa storia della sua esistenza, ricca di relazioni e incidenti di percorso.

Movie Rating: (7.0/10)

TwittaCinema Archive - Thelma (2017) Joachim Trier


Thelma - Joachim Trier - 2017

Sinossi: Una ragazza religiosa e confusa cerca di negare i sentimenti che prova per un'amica che è innamorata di lei. Questo fa sì che i suoi poteri psicocinetici sopiti e controllati dal subconscio riemergano con risultati devastanti.


Movie Rating: (6.9/10)

TwittaCinema Archive - Red Road (2006) Andrea Arnold


Red Road (2006) Andrea Arnold

Sinossi: Jackie lavora come operatrice in un centro di sorveglianza con telecamere a circuito chiuso. Ogni giorno vigila su una piccola parte della città di Glasgow, finché le appare sul monitor un uomo che non avrebbe mai voluto rivedere.


Red Road (2006) on IMDb

Recensioni - Holy Spider (2022) Ali Abbasi

Pubblicato il 28/02/2023 su Diari di Cineclub


Data di uscita: 16 febbraio 2023
Genere: Thriller, Drama, True Crime, Crime, Serial Killer
Anno: 2022
Regia: Ali Abbasi
Attori: Zar Amir Ebrahimi, Diana Al Hussen, Soraya Helli
Paese: Germany, Denmark, Sweden, France
Durata: 117 min
Distribuzione: Academy Two
Sceneggiatura: Ali Abbasi, Afshin Kamran Bahrami
Fotografia: Nadim Carlsen
Montaggio: LHayedeh Safiyari, Olivia Neergaard-Holm
Produzione: Profile Pictures, One Two Films, Nordisk Film, Wild Bunch, Film i Väst, Why Not Productions, ZDF, Arte France Cinéma


Sinossi: Iran, 2001. Raihimi, una giornalista di base a Teheran, si sposta nella città santa
di Mashhad per indagare su un serial killer che uccide le prostitute convinto di liberare le
strade dai peccatori per conto di Dio. Nonostante il numero delle vittime continui ad
aumentare, le autorità locali non sembrano aver fretta di risolvere il caso e Raihimi si
renderà presto conto che potrà contare solo sulle proprie forze.
Il film è basato sulla storia vera dello “Spider Killer” Saeed Hanaei che ha ucciso 16 donne
tra il 2000 e il 2001.


Iran 2022, Mahsa Amini, una giovane di 22 anni muore a causa delle ferite riportate in
seguito al suo arresto motivato dal fatto di non indossare correttamente lo Hijad (il
copricapo indossato in pubblico dalle donne musulmane). In conseguenza della sua morte
sono iniziate una serie di proteste e manifestazioni duramente represse dal regime degli
Āyatollāh.
Iran 2001, il serial killer Saeed Hanaei viene arrestato dopo aver ucciso 16 prostitute nella
città santa di Mashad.
Ali Abbasi proviene da questa terra dove la cultura misogina imperversa legando passato
e presente. Emigra ancora giovane, per andare a studiare in Europa, a Stoccolma, dove si
stabilisce acquisendo la nazionalità danese. I suoi primi lungometraggi si fanno subito
notare ricevendo premi: alla Berlinale nel 2016 con Shelley e soprattutto a Cannes dove
Border vince la sezione Un certain regard, recentemente ha anche diretto due episodi
della prima stagione di The last of Us.
Con Holy Spider, il regista iraniano torna in patria per raccontare una storia tratta da un
fatto di cronaca apparentemente non troppo eclatante, omicidi e serial killer non sono
insoliti da quelle parti, ma cosa lo ha colpito a tal punto da lavorare al progetto per quindici
anni prima di realizzarlo? Sono proprio i temi culturali di fondo, quelli che accomunano le
vicende in apertura di recensione, la misoginia diffusa, la tradizione d’odio verso le donne,
problemi complessi e indipendenti dai governi, ma riguardanti l’intera società.


La struttura del film è coerente con gli obbiettivi narrativi del regista: diversamente dal
thriller canonico in cui agli omicidi segue un’indagine decisiva per lo svelamento
dell’assassino, qui il killer è fin da subito identificato, lo conosciamo già dal prologo prima
dei titoli di testa e ne seguiamo i movimenti per tutto il film. Parallelamente si svolgono le
indagini di una giornalista le cui azioni sono fin da subito limitate dalla sua condizione di
donna per di più single. Se la prima parte della pellicola è organizzata in maniera piuttosto
convenzionale, la seconda diventa rivelatrice, è qui che avviene lo scarto ed emerge il
vero fattore scatenante la curiosità di Abbasi: la percezione del killer, da parte di una fetta
della comunità locale, come un eroe la cui missione religiosa è quella di liberare le strade
dalla prostituzione e dalla droga.
La particolarità della narrazione sta nella capacità del regista di seguire e dare pari
importanza alle storie di Saeed (il killer) e Rahimi (la giornalista) attenuando la centralità
della caccia al killer, e valorizzando la psicologia dei personaggi e il loro modo di affrontare
la complessa situazione. Saeed appare come un uomo ingenuamente convinto della
giustezza delle sue azioni, è un padre di famiglia attento e devoto, un reduce dalla guerra
Iran-Iraq alla ricerca di una missione per riempire il suo opprimente vuoto esistenziale.
Rahimi è tenace e indipendente, determinata a far valere i propri diritti pur trovandosi
continuamente di fronte all’atteggiamento giudicante degli uomini che non la considerano
troppo diversa dalle vittime e dalle altre donne.
La ramificazione di situazioni messe in scena richiama il ragno menzionato nel titolo al
quale è attribuito un doppio significato: non solo è l’appellativo con cui è battezzato
l’autore degli omicidi originato dalla ricorrenza di attirare le vittime nel suo appartamento,
ma è anche la rappresentazione plastica di un altro personaggio del film, la città santa di
Mashhad. La sua conformazione, infatti, vede il famoso santuario, meta di pellegrinaggio
da tutto il mondo, al centro di una sorta di ragnatela che si estende per chilometri,
evidenziata dal suggestivo movimento di macchina nella sequenza prima del titolo dove
l’inquadratura si apre alla veduta aerea notturna alla città.


C’è da dire, a conferma dell’ostilità delle autorità verso il film, che molte delle riprese
ambientate nei bassifondi dove vive Saeed, non sono girate in Iran, ma in Giordania dopo
il rifiuto della Turchia, in seguito alle pressioni del governo iraniano, a ospitare la troupe.
Questa è un ulteriore prova del clima di repressione e di ostilità verso chiunque esprima
un qualsiasi pensiero dissonante rispetto alla linea governativa come dimostrano anche i
recenti arresti dei registi Mohammad Rasoulof, Jafar Panahi e Mostafa Al-Ahmad. In tale
quadro la scelta degli attori si è rivelata altrettanto coraggiosa: Medhi Bajestani (Saeed),
un attore di cinema e teatro molto conosciuto in Iran, nato nella regione di Mashad,
preferito anche per l’accento molto vicino a quello dei luoghi in cui è ambientata la
vicenda. Il suo ruolo, e il dover umanizzare un personaggio disgustoso, lo espongono a
parecchi rischi nel suo Paese; diversa, ma altrettanto emblematica, è la storia di Zar Amir
Ebrahimi (Rahimi), famosa star televisiva nei primi anni 2000 la cui carriera è stata
stroncata dalla diffusione di un filmato personale che la ritraeva in atteggiamenti intimi,
costretta a lasciare l’Iran e a rifugiarsi in Francia. Inizialmente era stata cooptata da Abbasi
come direttrice del casting, ma la necessità di dover sostituire l’attrice designata hanno
fatto ricadere la preferenza su di lei per il ruolo di Rahimi. Scelta azzeccata e fortunata
visto che l’ha portata a vincere il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes.
Il respiro internazionale di Holy Spider è evidenziato da due fattori molto importanti che lo
diversificano da altri film, seppur ottimi e antigovernativi, ambientati nel paese
mediorientale: la forte dose di realismo contenuta nella pellicola e il particolare design
sonoro che contribuisce a creare un’atmosfera cupa e inquietante. Per quanto riguarda il
realismo, il regista infrange veri e propri tabù del cinema iraniano come le scene di nudo,
la droga e la prostituzione che rappresentano, più di qualunque messaggio esplicito, una
vera minaccia per la nazione. La colonna sonora è curata dal compositore danese Martin
Dirkov, il suo carattere contemporaneo è in sintonia con la zona industriale dei bassifondi
di Mashhad e allo stesso tempo scaturisce quasi naturalmente dall’elemento sonoro
costante nel film, il rombo della motocicletta di Saeed. Si crea, in questo modo,
un’interessante sperimentazione dove l’industrial music è interpretata in direzione non
occidentale con riferimenti grunge.
Holy Spider è dunque avvincente, ben girato e con ottimi interpreti, e fornisce un’ottima
visuale sulle contraddizioni e le ingiustizie che pervadono la complessa società iraniana.
Oltre ai numerosi riconoscimenti ricevuti in Europa, è nella cinquina di titoli contendenti la
statuetta dell’Oscar come miglior film internazionale. In Italia è distribuito da Academy Two
ed è uscito lo scorso 16 febbraio, il mio consiglio è di recuperarne la visione, possibilmente
su grande schermo.




Recensioni - Ida (2013) Paweł Pawlikowski


Data di uscita: 13 marzo 2014
Genere: Drammatico
Anno: 2013
Regia: Pawel Pawlikowski
Attori: Agata Trzebuchowska, Agata Kulesza, Joanna Kulig, Dawid Ogrodnik, Adam Szyszkowski, Jerzy Trela
Paese: Polonia, Danimarca
Durata: 80 min
Distribuzione: Parthenos
Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski
Fotografia: Lukasz Zal
Montaggio: Jaroslaw Kaminski
Produzione: Opus Film, Phoenix Film Investments

Sinossi: 
Polonia, 1962. Anna è una giovane orfana cresciuta tra le mura del convento che, poco prima di prendere i voti, apprende di avere una parente ancora in vita, Wanda, la sorella di sua madre. L’incontro tra le due donne segna l’inizio di un viaggio alla scoperta l’una dell’altra, ma anche dei segreti del loro passato. Anna scopre infatti di essere ebrea: il suo vero nome è Ida, e la rivelazione sulle sue origini la spinge a cercare le proprie radici e ad affrontare la verità sulla sua famiglia…


Ida di Pawel Pawlikowski è un film polacco del 2013 pluripremiato che colpisce già dalle prime immagini: prima di tutto le inquadrature spesso fisse per quasi tutto il film e una composizione del quadro molto particolare, i personaggi e soprattutto la protagonista, infatti, si trovano ai margini dell’inquadratura, il resto del quadro è occupato principalmente dal freddo è bellissimo paesaggio polacco. La storia, ambientata all’inizio degli anni sessanta, racconta di Anna una novizia, abbandonata in convento appena nata, che sta per pronunciare i voti, ma viene a sapere dell’esistenza di una zia e viene quasi costretta dalla madre superiora a farle visita prima di diventare suora. Da lei scoprirà di chiamarsi in realtà Ida e di essere ebrea. Questo incontro le porterà ad affrontare un viaggio per scoprire il luogo di sepoltura dei genitori alla fine del quale le loro vite non saranno più le stesse.



I due personaggi femminili sono agli antipodi: la zia, un giudice del popolo, è disillusa dalla causa del partito e si concede all’alcool e alle attenzioni degli uomini che incontra, Ida che ha sempre vissuto in convento è chiusa e timorosa del mondo circostante. Come in Viridiana di Bunuel, la zia cerca di indirizzare (senza cattiveria) la nipote verso i piaceri della vita "che sacrificio è se non hai provato?". Le convinzioni di entrambe saranno messe a dura prova dal viaggio che affronteranno e avranno conseguenze inevitabili e diversissime sulle due donne. Il tema della vicenda personale delle due donne s’intreccia con la situazione di un Paese, la Polonia reduce da una guerra devastante che deve fare i conti con il proprio passato. Forse è proprio questo il fulcro del film: il passato che non si può dimenticare e che torna a scombinare le esistenze di chi vuole fuggire da esso.


La composizione del quadro colpisce subito l’attenzione grazie anche al formato 1.37:1 utilizzato per le riprese che non è usato frequentemente; questo, infatti, era il formato utilizzato principalmente all’epoca del cinema muto. Le inquadrature sono rigorose con un bianco e nero luminoso e ricco di contrasti, poche panoramiche e un’attenzione maniacale all’equilibrio della composizione, un rigore geometrico che soffoca lo spettatore e costringe la protagonista in inquadrature sbilanciate, con uno spazio in alto innaturale che la opprime. Questa scelta troverà un senso nel finale, dove la camera fissa si sostituirà alla macchina da presa a mano che accompagnerà Ida in un piano sequenza finalmente al centro dell’inquadratura.
Un ottimo film secondo il mio parere, impreziosito dalle intense interpretazioni delle attrici principali e da una colonna sonora che alterna Jazz e musica classica.