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TwittaCinema Archive - (Short) Dog Leash (2012) Eti Tsicko


Dog Leash -  Eti Tsicko - 2012

Sinossi: nella monotona vita di Marina stanno cominciando ad aprirsi delle crepe, costringendola a mettersi alla ricerca di qualcosa. Il viaggio la porterà oltre i confini tradizionali, ma anche in luoghi più pericolosi.


Movie Rating:
(6,0/10)

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TwittaCinema Archive - La Fille de Nulle Part (2012) Jean Claude Brisseau


La Fille de Nulle Part - Jean Claude Brisseau - 2012

Sinossi: dopo la morte della moglie, Michel, professore di matematica in pensione, vive solo e occupa le proprie giornate lavorando a un saggio sulle credenze che plasmano la vita quotidiana. Un giorno, sulla soglia di casa, si imbatte in Dora, giovane senzatetto ferita che ospiterà per il tempo della guarigione. La presenza della giovane riporta un po’ di freschezza nella sua vita, ma poco per volta l’appartamento diventa teatro di fenomeni misteriosi.

Movie Rating: ( Download
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TwittaCinema Archive - Tricked (2012) Paul Verhoeven


Tricked - Paul Verhoeven - 2012 

Sinossi: un intrico di bugie e tradimenti intorno a Remco, magnate immobiliare guidato da una passione divorante per le donne. Durante la festa per il suo cinquantesimo compleanno, organizzata dalla moglie Ineke, Remco mette in mostra gli aspetti più deteriori del suo carattere. Intanto Wim e Fred, i suoi soci, complottano per far scoppiare uno scandalo e metterlo con le spalle al muro…

Movie Rating: (6,8/10)

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TwittaCinema Archive - Hemel (2012) Sacha Polak


Hemel - Sacha Polak - 2012

Sinossi: Hemel vive con suo padre Gijs, ed entrambi cambiano frequentemente partner sessuale. La morte della madre ha avvicinato padre e figlia in modo inusuale, con un rapporto molto stretto che prevede che nessuno dei due si impegni seriamente nelle rispettive storie.

Movie Rating: (6,9/10)

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TwittaCinema Archive - Klip (2012) Maja Miloš


Klip - Maja Miloš - 2012

Sinossi: Jasna è una bella ragazza nel pieno della sua adolescenza. Vive la vita difficile comune ai giovani della generazione dell’immediato dopoguerra in Serbia. Con un padre malato terminale e una madre depressa, è disillusa e arrabbiata con tutto e con tutti, anche con se stessa. Prende una bella cotta per un ragazzo della sua scuola, ed è così che entra in una spirale fatta di sesso, droga e feste, che filma continuamente con il suo cellulare. Tuttavia, nonostante la durezza dell’ambiente che la circonda, l’amore e la tenerezza alla fine trovano il modo di emergere…
 

Movie Rating: (6.4/10)

TwittaCinema Archive - Neighboring Sounds (2012) Kleber Mendonça Filho


Neighboring Sounds - Kleber Mendonça Filho - 2012 

Sinossi: i residenti di un quartiere della classe media nella zona settentrionale di Recife sono alle prese con una serie di problemi che turbano la tranquillità del loro sonno fino a trasformarsi in paranoia. Un giovane si risveglia e trova danneggiata l'auto della fidanzata. Una madre fatica a dormire a causa del continuo abbaiare dei cani da guardia del vicino. Un anziano patriarca si rifugia nel silenzio di una vecchia piantagione per sfuggire ai tumulti della città in evoluzione. La soluzione migliore per tutti sarebbe quella di affidarsi a una banda di guardie di sicurezza privata che promettono protezione a tutte le famiglie.

Movie Rating: (7.1/10)

TwittaCinema Archive - Paradise: Faith (2012) Ulrich Seidl


Paradise: Faith - Ulrich Seidl - 2012

Sinossi: Ulrich Seidl esplora cosa significa portare la croce. Per Anna Maria, una donna single di 50 anni, il paradiso è Gesù. A lui dedica ogni suo atto e pensiero. Trascorre le vacanze estive facendo la missionaria, portando di porta in porta una statua della Madre di Dio errante alta 15". Un giorno, quando dopo anni di assenza il marito, egiziano e musulmano, torna a casa, la sua vita va fuori controllo. Agli inni e alle preghiere si aggiungono i combattimenti. 


Movie Rating: (6.7/10)

TwittaCinema Archive - Paradise: Love (2012) Ulrich Seidl


Paradise: Love -  Ulrich Seidl -  2012

Sinossi:  sulle spiagge del Kenya sono conosciute come Sugar Mamas: donne europee che cercano ragazzi africani vendendo amore per guadagnarsi da vivere. Teresa, cinquantenne austriaca e madre di una figlia che sta entrando nella pubertà, si reca in questo paradiso vacanziero in cerca dell'amore. Passa da un Beach Boy all'altro, da una delusione all'altra. Sulle spiagge del Kenya, l'amore è un business.


Movie Rating: (7/10)

TwittaCinema Archive - No - I giorni dell'arcobaleno (2012) Pablo Larraín


No - I giorni dell'arcobaleno - Pablo Larraín - 2012 

Sinossi: nel 1988, il dittatore cileno Augusto Pinochet, messo alle strette dalle pressioni internazionali, chiede un referendum sulla sua permanenza alla presidenza del paese. I leader dell'opposizione convincono il giovane e sfrontato pubblicitario René Saavedra a condurre la loro campagna.

No (2012) on IMDb

TwittaCinema Archive - Starlet (2012) Sean Baker


Starlet - Sean Baker - 2012

Sinossi: la ventunenne Jane trascorre le sue giornate i folli compagni di stanza, Melissa e Mikey, e passa molto tempo a prendersi cura del suo chihuahua Starlet. L'ottantacinquenne Sadie, invece, è un'anziana vedova la cui unica preoccupazione è tenere in ordine il suo giardino. Dopo un imprevisto incontro/scontro, le due donne, così diverse tra loro, hanno più di un buon motivo per avvicinarsi e divenire amiche. Jane ha infatti scoperto un bel gruzzolo di soldi nascosti in un vecchio oggetto appartenuto a Sadie e vuole conoscere quali segreti si celino dietro al misterioso passato della vecchietta.

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TwittaCinema Archive - Helter Skelter (2012) Mika Ninagawa


Helter Skelter - Mika Ninagawa - 2012

Sinossi: LiLiCo è il volto per eccellenza. Supermodella, celebrità televisiva e idolo degli adolescenti, davanti alle telecamere è la donna che tutti desiderano o vogliono essere. Quando non gioca il ruolo da vamp e non è inseguita dai fotografi, invece, LiLiCo si trasforma in una despota che non esita a trattar male chiunque la avvicini, compresa la sua devota manager. Tanta ammaliante bellezza però nasconde un segreto messo a rischio da un'indagine di polizia su una clinica estetica che opera con tecniche criminali.

Helter Skelter (2012) on IMDb

TwittaCinema Archive - (Short) The Capsule (2012) Athina Rachel Tsangari

 

The Capsule - Athina Rachel Tsangari - 2012

Sinossi: Sette giovani donne. Una villa arroccata su una roccia delle Cicladi. Una serie di lezioni sulla disciplina, il desiderio, la scoperta e la scomparsa. Un ciclo malinconico e ineluttabile sull'orlo della femminilità - all'infinito.

The Capsule (2012) on IMDb

TwittaCinema Archive - Scoprendo Buñuel (2012) Simon Rigden Green


Scoprendo Buñuel - Simon Rigden Green - 2012

Sinossi: Documentario televisivo che si sofferma su alcuni tra i film della straordinaria carriera di Luis Buñuel.

TwittaCinema Archive - La Leggenda Di Kaspar Hauser (2012) Davide Manuli


La Leggenda Di Kaspar Hauser - Davide Manuli - 2012

Sinossi: Il principe Kaspar Hauser (Silvia Calderoni), dopo essere stato fatto scomparire dai nemici in tenera età per evitare che potesse salire al trono, appare improvvisamente su una spiaggia della Sardegna, in un lembo di terra popolato solo da pochissime persone. Qui vivono infatti la sguaiata Granduchessa (Claudia Gerini) divenuta nel frattempo regina, il suo umile servo Drago (Marco Lampis), lo spacciatore Dark Man (Vincent Gallo) che ha una relazione con la Granduchessa, il Prete (Fabrizio Gifuni), la Veggente (Elisa Sednaoui) e lo Sceriffo (Vincent Gallo). Preso in custodia da quest'ultimo nel suo fortino, Kaspar imparerà sulla sua pelle chi tra i cinque gli è amico e chi invece non desidera altro che la sua morte. Recensione

TwittaCinema Archive - Post Tenebras Lux (2012) Carlos Reygadas


Post Tenebras Lux - Carlos Reygadas - 2012

Sinossi: Juan porta la sua giovane famiglia, abituata alla città, a vivere nelle campagne del Messico, entrando in contatto con un mondo a loro distante, con una propria concezione delle cose della vita. Inizialmente affascinato dalla nuova realtà, Juan si ritrova in seguito intrappolato tra due differenti universi complementari che, inconsciamente, combattono per eliminarsi l'uno con l'altro. Recensione

Recensioni - Living (2012) Vasily Sigarev

 



Data di uscita: 30 agosto 2012
Genere: Drammatico
Anno: 2012
Regia: Vasily Sigarev
Attori: Irma Arendt, Aleksey Filimonov, Konstantin Gatsalov, Marina Gavrilova, Sasha Gavrilova, Dmitriy Kulichkov, Yana Sekste
Paese: Russia
Durata: 119 min
Distribuzione: Utopia Pictures
Sceneggiatura: Vasily Sigarev
Fotografia: Alisher Khamidkhodzhaev
Produzione: Koktebel Film Company


Sinossi:
Living è un ritratto esistenziale di alcuni personaggi in una provincia russa invernale. Una madre vuole ricongiungersi alle sue figlie gemelle. Una giovane coppia si sposa in chiesa, ma subito dopo la cerimonia, Dio - o forse il diavolo, o forse il destino - mette alla prova spietatamente il loro amore. Un ragazzo vuole incontrare il padre da cui è separato, nonostante le feroci proteste di sua madre. Tutti i personaggi sopportano il proprio calvario.


Al suo secondo lungometraggio Sigarev mette in scena una lucida e spietata rappresentazione del meccanismo di elaborazione del lutto. Contrariamente al titolo (Vivere) il tema principale è la morte, o meglio, il processo della sua assimilazione da parte di tre personaggi: una madre le cui due figlie muoiono in un incidente ferroviario, un bambino che ha perso il padre e una giovane donna il cui compagno viene ucciso durante una rapina. L'ambientazione è quella della fredda provincia russa dove i problemi sociali e la povertà sono l'innesco di eventi tragici e beffardi. 


Nella primissima parte del film le tre vicende si sfiorano casualmente per poi prendere strade che viaggiano parallele fino alla fine, il regista, attraverso lo sguardo dei protagonisti, rivela lo smarrimento, il rifiuto della realtà, il tentativo, a volte la necessità, di costruire rappresentazioni fittizie che possano rendere accettabili avvenimenti tragici e inaccettabili. Cosa c'è di più inaccettabile che perdere le proprie figlie nel momento in cui ricominciare una nuova vita insieme è possibile, oppure rimanere vedova il giorno stesso delle nozze, o ancora dover rinunciare all'amore paterno in favore di una famiglia dispotica e anaffettiva? Ecco allora che neanche la spiritualità serve più: il prete che ha sposato la coppia diventa colpevole della candela scadente che si spegne durante il rito gettando un presagio nefasto sulla coppia, neanche è in grado di rispondere agli interrogativi pressanti della donna: A che serve l'amore? Perché amare? Poi te lo portano via comunque. 


Un film che nella sua crudezza affronta un tema difficile senza abbandonarsi a facili, possibili sentimentalismi evidenziando una linea di continuità nell'affrontare tematiche forti e attuali tipiche del nuovo cinema russo, con le opere di un altro grande regista come Andrei Zvyagintsev di cui si intuisce l'influenza nel giovane, quasi esordiente, cineasta. Sigarev è bravo nel creare un intreccio che sovrappone le tre storie confondendo i piani temporali e i piani di realtà con un ritmo narrativo che segue gli avvenimenti contrapponendo il montaggio serrato della parte centrale ad un ritmo più riflessivo e intimista nel segmento successivo. Fondamentale per lo sviluppo della narrazione è anche la musica di matrice post rock di Pavel Dodonov che contribuisce alla definizione dell’atmosfera del film. Le tre vicende assumono un peso diverso nell'economia del racconto: mentre quella del bambino, che apre il film, appare incompiuta e meno riuscita, le altre due storie propongono alternative differenti e mai risolutive anche se forse, nella quotidianità di piccoli gesti, si riuscirà finalmente a dare un senso alla parola vivere.
















Recensioni - Amour (2012) Michael Haneke





Data di uscita: 25 ottobre 2012
Genere:Drammatico
Anno: 2012
Regia: Michael Haneke
Attori: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert, Alexandre Tharaud, William Shimell, Ramon Agirre, Rita Blanco
Paese: Francia, Germania, Austria
Durata: 127 min
Distribuzione: Teodora Film e Spazio Cinema
Sceneggiatura: Michael Haneke
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi
Produzione: Les Films du Losange, Wega Film, X-Filme Creative Pool


Sinossi:
Georges e Anne sono ottuagenari, sono persone istruite, insegnanti di musica in pensione. La loro figlia, anche lei musicista, vive all'estero con la sua famiglia. Un giorno, Anne ha un incidente. L'amore che unisce la coppia verrà messo a dura prova.


“Non vorrai rovinare la tua immagine da vecchio spero. – Me ne guarderei bene… ma qual è la mia immagine? – Sei un mostro qualche volta…”

“Georges: Le andranno cose andranno come dovranno andare da qui ad ora. Andranno di male in peggio. Le cose andranno avanti, e un giorno saranno finite.”


C’è una regola a Cannes che impedisce a un film in concorso di ricevere più riconoscimenti nella stessa edizione del festival. Così, quando Amour è stato premiato con la Palma d’oro, il presidente della giuria, Nanni Moretti, disse al regista che avrebbe voluto premiare anche gli attori, la regia e la sceneggiatura. La cosa particolare è che questa regola è stata introdotta nel 2001 dopo ché un altro film di Haneke, “La pianista”, ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Questo aneddoto ci fa capire quanto questo regista sia giustamente amato e apprezzato grazie al suo stile asciutto, duro, inconfondibile e particolare che è ormai un marchio di fabbrica. Uno dei pochi grandi registi ad aver vinto per due volte il riconoscimento più alto al festival di Cannes.
Amour può sembrare a prima vista uno dei film meno caratterizzanti lo stile del regista, fatto di colpi di scena improvvisi, azioni fuori campo, durezza delle situazioni, ma ad un esame più attento ritroviamo tutti questi elementi seppur in maniera più delicata e sfuggente.


E’ la storia di due anziani coniugi, ex insegnanti e appassionati di musica, che si ritrovano improvvisamente a dover affrontare la malattia e l’invalidità di lei, Anne ( interpretata da un intensa Emmanuelle Riva) e a fare i conti con l’accettazione di un destino inevitabile.
Forse però è sbagliato parlare di storia, Haneke ci racconta e mostra piuttosto i sentimenti, le emozioni e l’evolversi di questi con il progredire della situazione. L’amore è quindi il sentimento che spinge Georges (Trintignan) ad occuparsi della moglie sempre meno autonoma ed è lo stesso sentimento che lo costringe a vedere ed accettare quotidianamente l’idea che la morte arriverà a portare via la compagna.
Il tema della morte viene affrontato fin da subito nella scena iniziale, la polizia fa irruzione nella casa e scopre il cadavere dell’anziana moglie. In questo film la morte non è un fatto accidentale o violento, ma il risultato finale di un percorso di accettazione doloroso e inevitabile. È soprattutto un fatto privato dal quale viene escluso il mondo esterno: Georges sigilla con il nastro adesivo la porta della camera dove giace Anne. Anche la figlia (Isabelle Huppert) viene tenuta fuori e non può partecipare al dolore che la coppia sta vivendo tanto che , ad un certo punto del film, Georges chiude a chiave la stanza della moglie per impedire alla figlia di vederne la sofferenza.
Le oltre due ore del film sono quindi un lento scivolare verso il colpo di scena finale inevitabile ma che giunge inaspettato proprio perché incastonato in una quotidianità ripetitiva e in qualche modo rassicurante.


L’utilizzo della macchina da presa contribuisce a creare, in modo magistrale, la sensazione di familiarità, di fatica e di impotenza che la situazione determina: la vediamo seguire un sempre più affaticato Georges che si prodiga ad accudire la moglie oppure la cinepresa è fissa spesso su campi vuoti che accentuano l’intensità dell’azione che arriva attraverso il sonoro fuori campo.


Come in molti altri film dello stesso regista la casa riveste un ruolo determinante quasi fosse un personaggio a sé , ma a differenza ad esempio di Funny Games , dove rappresenta il pericolo da cui dover fuggire o in Cachè – niente da nascondere dove diventa un specie di gabbia qui rappresenta il custode di un sentimento le cui conseguenze estreme sono incomprensibili al mondo esterno.
Amour è un opera intensa dove non sembra accadere nulla , ma invece c’è un sommovimento totale nella vita e nell’animo dei due protagonisti bravissimi a renderci partecipi di un dramma esistenziale così umano e così privato che porta a compiere azioni definitive che solo l’amore giustifica.



Recensioni - La Leggenda di Kaspar Hauser (2012) Davide Manuli



Data di uscita: 13 giugno 2013
Genere: Drammatico
Anno: 2012
Regia: Davide Manuli
Attori: Vincent Gallo, Claudia Gerini, Silvia Calderoni, Elisa Sednaoui, Fabrizio Gifuni
Paese: Italia
Durata: 95 min
Distribuzione: Mediaplex/Cineama
Sceneggiatura: Davide Manuli
Fotografia: Tarek Ben Abdallah
Montaggio: Rosella Mocci



Sinossi:
Siamo su un’isola deserta e abbandonata, al di fuori dello spazio e del tempo. Un corpo, trascinato dalle onde, giunge sulla spiaggia: è Kaspar Hauser, l’erede al trono dell’isola, che scomparve per oscuri motivi quando era ancora solo un bambino. Era scritto nel destino di Hauser che tornasse vivo, ma la sua mente è apparentemente disturbata e offuscata. Del ragazzo si prende cura lo sceriffo dell’isola, che gli trova un posto dove stare nella vecchia prigione…


“Hai detto che tornavi, e sei tornato. Ma dove sei stato se non c’è altro posto che qui?”

Un cult lo riconosci quando un film, seppur non perfetto, ti rimane dentro e lavora lasciandoti la voglia e l’urgenza di condividerne contenuti e impressioni, è questo il caso di “La leggenda di Kaspar Hauser” di Davide Manuli.
La storia è quella del cosiddetto “fanciullo d’Europa”, Kaspar Hauser. Il lunedì di pentecoste del 1828, in una piazza di Norimberga, compare dal nulla un ragazzo di sedici anni, non parla, ma porta con sé una lettera con scritto sopra il suo nome e la richiesta di essere ricevuto dal capo delle guardie. Il giovane, che si nutre unicamente di pane e acqua (l’odore della carne e dell’alcool gli provoca terribili convulsioni) reagisce violentemente alle stimolazioni sensoriali e non riesce a percepire la profondità tridimensionale dell’ambiente circostante tanto che ciò che vede fuori dalla finestra gli appare come un quadro statico. Dopo i primi due mesi, nei quali viene esibito come un fenomeno da baraccone, Kaspar inizia a soffrire di nevrosi ed è affidato alle cure del Prof. Daumer. Con lui impara a leggere, a scrivere e a far di conto fino ad arrivare a progettare di pubblicare la sua autobiografia. Lui stesso ricostruisce il periodo precedente alla sua comparsa ricordando di aver vissuto i precedenti dodici anni incatenato al pavimento di una cella buia, alimentato con pane e acqua da un ignoto aguzzino, il quale lo picchiava appena cercava di richiamare l’attenzione facendo rumore. In seguito a un primo attentato, che fece accrescere i sospetti di una cospirazione nei suoi confronti, il ragazzo fu tolto al Prof. Daumer passando dalle mani di vari Signori e professori della città fino a quando fu pugnalato da uno sconosciuto morendo tre giorni dopo. Sulla sua lapide si legge:

“Hic jacet Casparus Hauser aenigma sui temporis ignota nativitas occulta mors”.

“qui riposa Kaspar Hauser, enigma del suo tempo. Ignota la sua origine, misteriosa la sua morte”


La storia è stata oggetto d’innumerevoli scritti e rappresentazioni tra le quali il film Kaspar Hauser di Kurt Matull (1915) e il più famoso “L’enigma di Kaspar Hauser” di Werner Herzog (1974). Con questo film del 2012, Davide Manuli rivisita la storia in chiave postmoderna ambientando la vicenda in un non-luogo, un’isola, la splendida e selvaggia Sardegna, in una società ipotetica e surreale nella quale gli unici personaggi sono lo sceriffo (Vincent Gallo), il pusher (Vincent Gallo), la duchessa (Claudia Gerini), la puttana (Elisa Sednaoui), il servo (Marco Lampis) ai quali si aggiungerà Kaspar Hauser (Silvia Calderoni).


La bella fotografia di Tarek Ben Abdallah inquadra sapientemente il brullo paesaggio sardo rendendo perfettamente la sensazione di essere fuori dal tempo. Tale sensazione è accentuata anche da come il regista sceglie di rappresentare i suoi personaggi: lo sceriffo sembra uscito da un film western con il cavallo sostituito da una vecchia motocicletta, il pusher è un motociclista con una tuta bianca e il casco alla Daft Punk (particolare questo non irrilevante), il prete (spretato?) che indossa una tonaca improbabile, la scritta priest sul retro e la pistola alla cintura.


I dialoghi sono spesso al limite del non senso, ciò può sembrare un difetto, ma, a mio parere, indicano la cifra stilistica del film che vuole rappresentare una vicenda che già di per sé è surreale e priva di senso. Sempre i dialoghi danno la cifra dell’incomunicabilità non solo del protagonista quanto degli altri personaggi che fanno fatica anche a comunicare tra loro, ognuno di essi si esprime in una lingua diversa: lo sceriffo parla un americano strascicato, il pusher un italiano stentato con forte accento americano, il prete infine un misto di dialetto pugliese e inglese maccheronico, come se, paradossalmente fosse l’ambiente circostante incapace di entrare in contatto con Kaspar Hauser e non il contrario. La colonna sonora ipnotica e potente già dai titoli di testa di Vitalic fa da collante e filo conduttore di tutto il film, d’altra parte lo stesso Kaspar si muove ininterrottamente al tempo della musica che esce dalle cuffie che indossa costantemente. Non a caso una delle scene più suggestive si svolge sulla spiaggia, dove è montato un enorme impianto che spara musica techno a tutto volume (da notare l’assonanza house/hauser).


Già detto del riferimento/omaggio al gruppo dei Daft Punk troviamo altri riferimenti e citazioni cinematografiche, da Bunuel (la scena della ciotola che cammina da sola rimanda alla bara che scivola nel deserto in Simon del deserto), ai freaks e inquadrature tipiche dei film di Ciprì e Maresco, fino alla mitica scena di Taxi driver con De Niro di fronte allo specchio. Il cast è ben assortito con punte di bravura in Vincent Gallo che si destreggia bene nel doppio ruolo di sceriffo e pusher, Silvia Calderoni che con la sua figura androgina acquista una valenza individuale che supera la distinzione uomo/donna, e il sempre bravissimo Alberto Gifuni. In conclusione La leggenda di Kaspar Hauser è un film sicuramente non perfetto e neanche di facile visione, i dialoghi sono spesso ripetitivi e la durata di alcune scene può sembrare inutilmente lunga, ma è un film coraggioso e ipnotico che restituisce un’esperienza visiva notevole, un’imponente installazione artistica che cerca di travalicare i canoni della narrazione filmica.









Recensioni - Post Tenebras Lux (2012) Carlos Reygadas



Data di uscita:16 maggio 2013
Genere:Drammatico
Anno:2012
Regia:Carlos Reygadas
Attori:Nathalia Acevedo, Adolfo Jiménez Castro
Paese:Messico, Francia, Germania, Olanda
Durata:117 min
Distribuzione:Academy Two
Sceneggiatura:Carlos Reygadas
Fotografia:Alexis Zabé
Produzione:Mantarraya & Nodream



Sinossi
Juan vive assieme alla sua piccola famiglia di città nella campagna del Messico. In questo posto le gioie e le sofferenze sono concepite in un modo diverso. Juan si chiede se questi mondi siano complementari o se, in realtà, si combattano per eliminarsi a vicenda…


Può un film essere, per buona parte, stroncato dalla critica e allo stesso tempo ricevere il premio alla miglior regia al Festival di Cannes? Evidentemente si, è successo al quarto lavoro di Carlos Reygadas talentuoso e controverso regista messicano. Alla proiezione stampa durante il festival si è assistito a reazioni scomposte dei giornalisti alcuni dei quali hanno abbandonato la sala anticipatamente. Ma il film è stato poi premiato nello stesso anno della Palma d’oro a Michael Haneke con Amour e le esclusioni eccellenti di Leos Carax (Holy Motors) e Wes Anderson (Moonrise Kingdom).
Con questa premessa è facile intuire che la visione di Post Tenebras Lux non è agevole, le motivazioni di tale difficoltà proverò ad esplicarle in seguito.


Prima di parlare del film, per introdurre la figura del regista può essere interessante sapere che la sua visione di cinema deriva direttamente con il suo incontro, abbastanza casuale, con il cinema di Tarkovskij all’età di diciassette anni. La visione di Nostalghia lo colpì soprattutto per la quasi assenza della trama e l’idea di presenza che la corporeità degli oggetti dei paesaggi e degli esseri viventi che il film emana.
I primi minuti del film sono entusiasmanti e fanno pensare al capolavoro, in particolare la scena d’apertura nella quale una piccola bambina (la figlia del regista) si trova in uno splendido paesaggio all'imbrunire circondata da animali (mucche e cani), l’incombere dell’oscurità e l’avvicinarsi di un temporale non presagiscono nulla di buono e infatti la scena successiva denota un radicale cambio di registro: buio, camera fissa, l’interno di una casa, una porta si apre e un bagliore rossastro annuncia la presenza di un diavolo stilizzato rosso fiammante con una cassetta degli attrezzi in mano. Da qui in poi risulta difficile proseguire il discorso narrativo, due storie sembrano incrociarsi tra salti temporali, crisi coniugali rapporti contrastati tra la ricca famiglia borghese e gli indigeni della foresta e scene fuori contesto di una partita di rugby tra ragazzi inglesi. A proposito della partita di rugby (sport praticato da Reygadas che ha anche giocato nella nazionale messicana), il regista ha spiegato il senso di quelle scene: "La cosa bella degli sport di contatto è che hai paura. Sei nel mezzo della mischia, così tante persone sopra di te, la sensazione che stai per perdere il respiro; tutto ciò implica che la vita continui anche se sei impaurito, continui a giocare qualunque cosa accada "


E’ proprio l’approccio antinarrativo e forse troppo personale che rende la pellicola criptica e poco accessibile in mancanza di ulteriori elementi anche se il tema centrale della frustrazione della colpa e della possibile espiazione, suggerito dal titolo, è ben evidente in tutto il film.
Reygadas ha provato a dare ulteriori indicazioni in alcune interviste spiegando le sue intenzioni: "Siamo abituati a sapere esattamente cosa sta succedendo quando guardiamo qualcosa, il che è molto strano perché nella vita è esattamente il contrario. Il più delle volte nella vita viviamo attraverso le cose e non sappiamo cosa significano al tempo, tranne a un livello molto superficiale. È solo dopo che diventano importanti o assumono una rilevanza particolare "