Per voi il cinema è spettacolo. Per me è quasi una concezione del mondo. Il cinema è portatore di movimento. Il cinema svecchia la letteratura. Il cinema demolisce l'estetica Il cinema è audacia. Il cinema è un atleta. Il cinema è diffusione di idee.
Vladimir Majakovskij
Sinossi: un'insegnante di pianoforte al Conservatorio di Vienna, Eirka Kohut, sopravvive al rapporto di odio-amore con l'anziana madre grazie alla doppia vita che conduce. Di giorno è una donna fredda e irreprensibile, di notte frequenta cinema porno e peep-show. Quando Walter, un suo allievo ventenne, si innamora di lei Erika pensa di poter dare finalmente sfogo alla sua passione repressa, ma la nevrosi non perdona.
Sinossi: Le vicende di una famiglia composta da tre elementi: il padre Georg (Ulrich Mühe), impiegato alla Intercom, la madre Anna (Angela Winkler), proprietaria di un negozio a Vienna, e il figlio Benny (Arno Frish). Quest'ultimo è un adolescente chiuso e solitario, con l'hobby della videoripresa: gira video e noleggia film in videoteca, e fa della sua stanza un laboratorio di immagini in movimento. Un giorno conosce, davanti alla videoteca, una sua coetanea (Ingrid Strassner) che, attratta dal ragazzo, decide di seguirlo a casa. Dopo averle mostrato un video amatoriale sulla macellazione di un maiale, le spiega come funziona la pistola da macello e la sfida a premere il grilletto: sarà l'inizio di una tragedia familiare.
Data di uscita: 25 ottobre 2012
Genere:Drammatico
Anno: 2012
Regia: Michael Haneke
Attori: Jean-Louis Trintignant, Emmanuelle Riva, Isabelle Huppert, Alexandre Tharaud, William Shimell, Ramon Agirre, Rita Blanco
Paese: Francia, Germania, Austria
Durata: 127 min
Distribuzione: Teodora Film e Spazio Cinema
Sceneggiatura: Michael Haneke
Fotografia: Darius Khondji
Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi
Produzione: Les Films du Losange, Wega Film, X-Filme Creative Pool
Sinossi:
Georges e Anne sono ottuagenari, sono persone istruite, insegnanti di musica in pensione. La loro figlia, anche lei musicista, vive all'estero con la sua famiglia. Un giorno, Anne ha un incidente. L'amore che unisce la coppia verrà messo a dura prova.
“Non vorrai rovinare la tua immagine da vecchio spero. – Me ne guarderei bene… ma qual è la mia immagine? – Sei un mostro qualche volta…”
“Georges: Le andranno cose andranno come dovranno andare da qui ad ora. Andranno di male in peggio. Le cose andranno avanti, e un giorno saranno finite.”
C’è una regola a Cannes che impedisce a un film in concorso di ricevere più riconoscimenti nella stessa edizione del festival. Così, quando Amour è stato premiato con la Palma d’oro, il presidente della giuria, Nanni Moretti, disse al regista che avrebbe voluto premiare anche gli attori, la regia e la sceneggiatura. La cosa particolare è che questa regola è stata introdotta nel 2001 dopo ché un altro film di Haneke, “La pianista”, ha ricevuto numerosi riconoscimenti.
Questo aneddoto ci fa capire quanto questo regista sia giustamente amato e apprezzato grazie al suo stile asciutto, duro, inconfondibile e particolare che è ormai un marchio di fabbrica. Uno dei pochi grandi registi ad aver vinto per due volte il riconoscimento più alto al festival di Cannes.
Amour può sembrare a prima vista uno dei film meno caratterizzanti lo stile del regista, fatto di colpi di scena improvvisi, azioni fuori campo, durezza delle situazioni, ma ad un esame più attento ritroviamo tutti questi elementi seppur in maniera più delicata e sfuggente.
E’ la storia di due anziani coniugi, ex insegnanti e appassionati di musica, che si ritrovano improvvisamente a dover affrontare la malattia e l’invalidità di lei, Anne ( interpretata da un intensa Emmanuelle Riva) e a fare i conti con l’accettazione di un destino inevitabile.
Forse però è sbagliato parlare di storia, Haneke ci racconta e mostra piuttosto i sentimenti, le emozioni e l’evolversi di questi con il progredire della situazione. L’amore è quindi il sentimento che spinge Georges (Trintignan) ad occuparsi della moglie sempre meno autonoma ed è lo stesso sentimento che lo costringe a vedere ed accettare quotidianamente l’idea che la morte arriverà a portare via la compagna.
Il tema della morte viene affrontato fin da subito nella scena iniziale, la polizia fa irruzione nella casa e scopre il cadavere dell’anziana moglie. In questo film la morte non è un fatto accidentale o violento, ma il risultato finale di un percorso di accettazione doloroso e inevitabile. È soprattutto un fatto privato dal quale viene escluso il mondo esterno: Georges sigilla con il nastro adesivo la porta della camera dove giace Anne. Anche la figlia (Isabelle Huppert) viene tenuta fuori e non può partecipare al dolore che la coppia sta vivendo tanto che , ad un certo punto del film, Georges chiude a chiave la stanza della moglie per impedire alla figlia di vederne la sofferenza.
Le oltre due ore del film sono quindi un lento scivolare verso il colpo di scena finale inevitabile ma che giunge inaspettato proprio perché incastonato in una quotidianità ripetitiva e in qualche modo rassicurante.
L’utilizzo della macchina da presa contribuisce a creare, in modo magistrale, la sensazione di familiarità, di fatica e di impotenza che la situazione determina: la vediamo seguire un sempre più affaticato Georges che si prodiga ad accudire la moglie oppure la cinepresa è fissa spesso su campi vuoti che accentuano l’intensità dell’azione che arriva attraverso il sonoro fuori campo.
Come in molti altri film dello stesso regista la casa riveste un ruolo determinante quasi fosse un personaggio a sé , ma a differenza ad esempio di Funny Games , dove rappresenta il pericolo da cui dover fuggire o in Cachè – niente da nascondere dove diventa un specie di gabbia qui rappresenta il custode di un sentimento le cui conseguenze estreme sono incomprensibili al mondo esterno.
Amour è un opera intensa dove non sembra accadere nulla , ma invece c’è un sommovimento totale nella vita e nell’animo dei due protagonisti bravissimi a renderci partecipi di un dramma esistenziale così umano e così privato che porta a compiere azioni definitive che solo l’amore giustifica.